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Per implantologia dentale si intende l’inserimento chirurgico di viti metalliche in titanio nell’osso mandibolare o mascellare di un paziente: lo scopo è quello di riprodurre la radice naturale di un dente, permettendo la riabilitazione funzionale di eventuali edentulismi totali o parziali.
La condizione per poter inserire gli impianti nell’arcata mandibolare o mascellare è che ci sia una quantità e una qualità di osso adeguata che permetta il realizzarsi di quel fenomeno chiamato osteointegrazione. Questa consiste nella produzione di nuovo osso che avvolge la vite in titanio, la cui superficie è stata opportunamente trattata, e la rende un tutt’uno con l’osso circostante. Per avere un quadro completo il medico si avvale di indagini strumentali come la panoramica e la tc cone beam. L’esame clinico associato agli esami strumentali ci permettono di fare una accurata diagnosi sulla qualità e quantità dell’osso, sulle condizioni parodontali, sulle condizioni generali del paziente e dell’apparato stomatognatico.
Nei casi in cui non sia presente una quantità di osso adeguata si ricorre alle metodiche di rigenerazione ossea. L’impianto può essere inserito subito dopo l’estrazione dentale (impianto postestrattivo) e tale metodica prevede che si abbia una buona stabilità primaria. Il carico dell’impianto, ossia il momento in cui si installano i “denti nuovi”, può essere immediato oppure differito.
Implantologia a carico immediato
Il paziente che necessita di riabilitare una intera arcata, completamente edentula o che presenta gli ultimi denti irrimediabilmente compromessi, può tornare a masticare e sorridere grazie alla rivoluzionaria tecnica Toronto Bridge.
In termini pratici è possibile risolvere un problema così esteso come la totale mancanza di denti su una arcata, inserendo solo 4 impianti nel caso della All On Four (letteralmente «tutto su quattro»), oppure 6 impianti con la tecnica All on Six (letteralmente «tutto su sei»), posizionando gli impianti nel rispetto di schemi ben precisi. Nel caso della Toronto All On Four, come si può vedere dalla immagine superiore, 2 impianti vengono inseriti verticalmente nella zona anteriore, e altri due impianti vengono posizionati inclinati nella zona posteriore, in corrispondenza dei premolari. Nella Toronto All On Six li si trova tutti e sei posizionati dritti come nella immagine sottostante.
Dopo una attenta analisi del caso clinico il nostro esperto in implantologia valuta la possibilità di eseguire l’intervento mediante la tecnica del carico immediato, permettendo al paziente di riavere i denti fissi in giornata. Occorre precisare che il carico immediato non può essere consigliato a chiunque, deve essere oggetto di una attenta analisi del caso attraverso alcuni parametri indispensabili:
Sufficiente quantitativo di osso
Già in sede di prima visita viene effettuata una prima analisi attraverso una radiografia panoramica digitale OPT (ortopantomografia), e mediante il successivo esame tramite la TAC dentalscan delle arcate dentarie, il nostro esperto misura il quantitativo di osso naturale del paziente per l’inserimento degli impianti. Alcuni pazienti possono necessitare di una ricostruzione dell’osso mandibolare o mascellare laddove questo si riveli carente, e per loro è sconsigliato il carico immediato, in quanto l’osso rigenerato necessita di un certo periodo prima di poter resistere alle sollecitazioni masticatorie.
Stabilità primaria degli impianti
Durante l’inserimento degli impianti si utilizza un micromotore implantare che misura in Ncm (Newton-centimetri) la stabilità primaria degli impianti. L’implantologo dà la sua approvazione al carico immediato solo dopo essersi sincerato che la stabilità primaria abbia superato i 35 Ncm per ogni impianto inserito.
Assenza di bruxismo (digrignamento dei denti)
Il bruxismo, detto volgarmente digrignamento dei denti, può compromettere seriamente il buon esito dell’intervento.
L’implantologia a Carico Immediato può essere presa in considerazione su tre livelli:
Un impianto può essere inserito in una zona parzialmente edentula, in presenza di un elemento dentale mancante, o a seguito di una estrazione; in quest’ultimo caso si parla di impianto post estrattivo. A seguito dell’intervento è possibile caricare nell’immediato una corona provvisoria in resina che andrà a sostituire il dente mancante. A un paio di mesi circa dall’intervento si provvederà alla realizzazione della corona definitiva in metallo ceramica o zirconio ceramica che potrà essere cementata o avvitata sul moncone dell’impianto, detto in gergo abutment.
Il carico immediato è una soluzione che viene proposta a chi gode di particolari condizioni favorevoli durante l’intervento, e viene presa in considerazione per chi necessita di avere al più presto dei denti fissi, sia per una questione estetica che emotiva.
Caricare immediatamente degli impianti significa sollecitarli subito dopo il loro inserimento, quindi è opportuno che vi siano le condizioni di cui sopra: un sufficiente quantitativo di osso naturale, poiché quello rigenerato necessita di un periodo variabile prima di raggiungere la giusta solidità, una stabilità primaria di tutti gli impianti inseriti che sia pari o superiore ai 35 Ncm, e l’assenza di bruxismo o gravi malocclusioni che rischierebbero di compromettere il buon esito dell’intervento.
Qualora non vi siano queste condizioni sarà comunque possibile sostituire nell’immediato gli elementi dentali mancanti con una protesi mobile parziale provvisoria che dovrà essere portata dal paziente per alcuni mesi, finché gli impianti non si siano osteointegrati.
Il carico immediato permette di riabilitare un’intera arcata dentale e di avere denti fissi fin da subito. Anche in questo caso l’impianto deve sempre presentare una stabilità superiore ai 35 Ncm e non deve essere necessaria la rigenerazione ossea per il posizionamento degli impianti dentali.
Al fine di ottenere il buon esito dell’intervento la protesi a carico immediato viene da subito avvitata agli impianti dentali. Questa protesi può presentarsi con una flangia (in resina o ceramica), vale a dire con un bordo che mima la gengiva (gengiva finta), o senza questa finta gengiva.
La flangia è indicata in presenza di un importante riassorbimento osseo che costringerebbe i nostri odontotecnici a creare dei denti eccessivamente lunghi, quindi al fine di donare alla protesi, e di conseguenza al sorriso del paziente, una rinnovata armonia fra gengiva e denti, la protesi totale che riabilita una intera arcata dentaria presenta questo bordo gengivale finto che però si mimetizza molto bene nella bocca quando si parla o si sorride.
Tuttavia, quando l’altezza dell’osso risulta ancora ottimale perché non ci troviamo di fronte ad un importante riassorbimento, si può optare per una protesi senza gengiva finta.
